UN PO' DI CHIAREZZA NELLA POLITICA ITALIANA

 

Sabato ventisette maggio è stata una giornata di manifestazioni in giro per l’Italia: a Giardini Naxos (Me) la contestazione al G7, ad Alessandria la marcia per la salute, e a Bologna la sfilata contro la legge Minniti-Orlando sull’immigrazione; numeri diversi, aree politiche diverse, un unico punto di contatto: a nessuna delle tre ha fatto la sua comparsa, almeno ufficialmente, il Partito Democristiano.

L’area che fa riferimento alla socialdemocrazia di destra – essenzialmente i (ex?) maggiordomi di Campo Progressista e quelli del Movimento Democratico e Progressista – si lamenta per il comportamento dei dirigenti e dei militonti della formazione politica che ha sede a Roma, in via Sant’Andrea delle Fratte 16, perché va nella direzione opposta a quella da loro auspicata di una ricomposizione della defunta alleanza.

Chi scrive invece è convinto che questa assenza dei renzisti accaniti sia un sintomo di chiarificazione di quello che è il panorama politico attuale: coloro che sono rimasti alla corte del Presuntuoso Toscano hanno, tutti indistintamente, accettato di far cadere definitivamente la maschera di personaggi ancora, in qualche modo, legati alla tradizione della falsa sinistra riformista italiana.

A questo punto è diventato doveroso, per chi si proclama di “sinistra”, riconoscere il Partito Democristiano per quello che è: una accozzaglia di personaggi di estrema destra che vanno trattati come tali; prova ne è che il leader della sua ala sinistra – lo spezzino Andrea Orlando, ministro della Giustizia pro tempore – è stato il coautore, insieme con il suo accolito ministro degli affari interni Marco Minniti, di due provvedimenti apertamente liberticidi e razzisti.

Ed in effetti qualcosa sembra muoversi in questa direzione, se persino Giuliano Pisapia, che sulla Stampa dello scorso lunedì ventidue maggio – lo scriveva tale Francesco Spini a pagina quattro – piagnucolava che «accanto alla sinistra ci vuole anche un centro», sul Manifesto di giovedì primo giugno annuncia per luglio la nascita di una nuova formazione di centrosinistra che si scontri con il Presuntuoso Toscano.

Resta da capire quale sarà l’atteggiamento che terrà chi – si veda, a pagina tre dell’edizione del Manifesto di venerdì diciannove maggio, l’intervista che il capogruppo alla Camera dei Deputati per i bersaniani rilascia a Daniela Preziosi –  fino a poco tempo fa asseriva che «la sinistra va da Bersani a Pisapia».

Chi scrive pensa che quella zona dell’emisfero politico che viene definita “la sinistra” socialdemocratica possa essere invece ragionevolmente collocabile al centro dello stesso, atteso che il politicante pugliese non considera né Sinistra Italiana né Possibile tra le compagini di centrosinistra, quando invece quella sarebbe la loro collocazione naturale.

Certo, il Laforgia tiene conto che – qualora definisse il suo movimento politico come facente parte di niente di più del centro – il suo bacino di attrazione di possibili elettori si restringerebbe in maniera per lui drammatica: certamente, però, assisteremmo ad una operazione di chiarificazione politica.

Forse, per continuare ad avere una presenza di un centrosinistra in Italia, la via più logica sarebbe quella che propone Vincenzo Vita, ex esponente del Partito d’Unità Proletaria, sul Manifesto di domenica ventotto maggio: una sola lista comune allargata al miglior civismo, che egli identifica con personalità come quella di Tomaso Montanari, presidente di Libertà e Giustizia.

In effetti, a ben vedere, questa sarebbe la scelta più logica, anche perché tutte le formazioni politiche qui menzionate appartengono allo stesso schieramento – e le divisioni tra loro sembrano dettate più che altro da questioni personali – ma penso che ci sia un’importante avvertenza da non perdere di vista: non devono esistere capilista, in modo da non dare l’impressione che ci sia chi punta ad entrare nelle istituzioni e chi è deputato soltanto a portare il proprio pacchetto di voti.

 

Genova, 1° giugno 2017

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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